Report “Antincendio Boschivo e Sicurezza”

SCARICA SUBITO IL REPORT

E’ finalmente scaricabile il Report “Antincendio Boschivo e Sicurezza”: L’attività a.i.b. vista da una diversa angolatura: la salute e sicurezza dei lavoratori

Si tratta di un ebook formato pdf,  in cui viene concretamente spiegato cosa le attuali normative prevedano per la salute e sicurezza degli operatori a.i.b.

Un vademecum importante per ricordarci che, al centro di tutte le attività antincendio boschivo, c’è l’Uomo, che va protetto e messo in sicurezza SEMPRE.

Questo  report sarà il primo di una serie che, valutato l’interesse generale, stilerò e pubblicherò, in collaborazione coi massimi esperti del settore, per approfondire e chiarire molti aspetti del settore antincendio boschivo.

Il “taglio” che si è deciso di dare a questo progetto è volutamente semplice e diretto, di modo che le informazioni ivi contenute posano essere fruite dal maggior numero di persone possibili, indipendentemente dal tipo di istruzione ricevuta o dalle precedenti esperienze in questo settore.

In più, scaricando il report, entrerai a far parte della nuova community di antincendioboschivo.it, il sito (attualmente in preparazione) che sarà un punto di riferimento per l’a.i.b. in Italia.

Quindi, il consiglio che ti do, è di andare subito su antincendioboschivo.it e richiedere il report gratuito “Antincendio Boschivo e Sicurezza” (inserendo il tuo nome e una tua mail nell’apposito form).

In questo modo riceverai subito il link per scaricare il report, entrando così di diritto nella community di antincendioboschivo.it

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3 Risposte

  1. Ho letto il report. Secondo me però non centra il problema, che non è quello di adeguarsi alla normativa, così poi si è in regola. Il vero problema posto dalla 81/2008 è la responsabilità che incombe sui Presidenti delle associazioni AIB (ma la questione riguarda tutto il volontariato in ‘Italia): ovverosia, se uno si fa male, comunque il Presidente ne risponde, con la propria fedina penale e con il proprio patrimonio. Ecco perchè ritengo che non sia nemmeno da pensare di adeguarsi alla normativa, perchè per quanto si faccia non si riuscirà mai ad eliminare questa responsabilità. L’unica strada seria e percorribile è di cambiare la legge, escludendo il volontariato dall’applicazione delle 81/2008. Ciao. Luigi

  2. Ti ringrazio Luigi per aver sollevato la questione.
    Il tuo dubbio è il dubbio di molti, soprattutto di chi, avendo incarichi di responsabilità, si sente in qualche modo “minacciato” da questa nuova normativa (D.Lgs.81/08).

    Ovviamente è stato impossibile scendere così nel dettaglio in un report di sole 21 pagine: il problema da te sollevato meriterebbe un intero convegno 🙂
    In più, effettivamente, allo stato attuale non credo siano uscite circolari che specifichino meglio quel passaggio del “Testo Unico”.

    Cercherò comunque di risponderti per punti:

    1)Innanzitutto, il Presidente non è mai l’unico responsabile.
    So che gira questa voce, ma credimi, non è proprio così.
    Qualsiasi incidente prevede la verifica del grado di responsabilità (Perché il soggetto si è fatto male? In che ambiente operava? Era protetto? Chi ne era in quel momento responsabile? E’stato fatto tutto il possibile per evitare l’incidente?) e nessun giudice accuserebbe mai una persona sola, obbligandola a risponderne personalmente e patrimonialmente, senza aver prima esaminato accuratamente i fatti.
    Quindi al limite parliamo di “corresponsabilità”.

    2) Quando parliamo di “responsabilità” (o “corresponsabilità”), il maggior punto di favore che puoi vantare è proprio l’essere in regola con le normative.
    Fare finta che non esista il “testo unico” o non mettersi in regola perché “non è la strada giusta”, potrebbe rivelarsi un grosso errore in caso di incidente.
    In ogni caso, se un Presidente, riesce a dimostrare (valutazione del rischio, formazione, procedure operative) di aver fatto tutto quello che era possibile per ridurre i rischi, difficilmente verrà caricato di responsabilità personali.
    .
    3) La “responsabilità” (o “corresponsabilità”) non può essere sempre eliminata (o “scaricata” su qualcun altro).
    Il punto non è eliminare la responsabilità, ma al contrario, responsabilizzarsi tutti quanti in maniera “proporzionale” alla carica che ricopriamo (visto, oltretutto, che parliamo di attività volontaria).
    E’ ovvio che da un Presidente ci si aspetti di più (in termini di presa di responsabilità) che non dal semplice volontario.

    4) Sono d’accordo con te, Luigi, sul fatto che andrebbe fatta una legge “ad hoc” per il volontariato. Posso anche aggiungere che numerosi punti del testo unico ( ex 626/94) sono contestati ed oggetto di interpretazioni anche per l’industria…
    Che la normativa non sia adeguata per il volontariato è sotto gli occhi di tutti.
    Però, al momento, è l’unico riferimento che abbiamo. Prima non c’era neanche quello…
    Quindi, meglio poco che niente: adeguarsi al D.Lgs. 81/08 significa fare comunque un passo verso una “presa di responsabilità” necessaria per chiunque operi nel volontariato.
    Inoltre, non dimentichiamolo, è obbligatorio.

    5) Infine, ricordiamoci sempre che stiamo parlando della salute e della vita delle persone.
    Lo scopo reale del report è di far prendere coscienza, a tutti coloro che operano nel settore, che la prima cosa da salvaguardare non è il bosco, ma tutte le persone che prestano la loro opera in sua difesa!
    Subito dopo viene il bosco, che sarà difeso nel migliore dei modi e da personale adeguatamente formato, preparato, protetto.
    So benissimo che non è facile e non sarà immediato raggiungere un certo standard di sicurezza.
    Ma deve essere quella la direzione da prendere.
    Se ci si batte tanto per la sicurezza sui luoghi di lavoro, perché un uomo che presta la sua attività a titolo gratuito non deve essere tutelato?
    Piuttosto, battiamoci perché venga creato un Decreto “ad hoc” per i volontari.

    Ti ringrazio, Luigi, per avermi dato l’opportunità di chiarire alcuni aspetti.
    Come puoi vedere, dalla mancanza di sintesi nella mia risposta 🙂 , questo è un problema che mi sta molto a cuore.

    Comprendo il disagio, e se il report servirà come “trampolino di lancio” per istituire un gruppo di lavoro su questo argomento, ne sarò lieto.

    A presto,
    Andrea

  3. Buona sera sono Angelo, Ho visto l’articolo scritto da Luigi e in parte dico che quelli che sono le problematiche da lui esposte riguardano molti enti e associazioni.
    Per quanto mi riguarda io condivido ciò che risponde Andrea.
    Nella fattispecie per anni il volontario A.I.B. era uno dei tanti che indossava una tuta e si buttava tra le fiamme.
    Ritengo che questo sia errato poichè chi è preposto al comando di uomini partendo dal più semplice caposquadra deve essere investito a mio parere di responsabilità.
    Questo anche per evitare a volte iniziative pericolose di singoli volontari, che anche se prese con buona fede, possonno portare anche ad estreme conseguenze.
    Ritengo che queste strutture debbano essere verticistiche al fine di individuare ad ogni livello un grado di responsabilità, al fine anche di tutelare chi ricopre una carica istituzionale, ma al momento dei fatti non era presente.
    Spero di non essere uscito fuori dal seminato, voi come la vedete?

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